LIVORNO, 07 marzo 2018 – Anche a Livorno, a partire da questo mese, il test HPV diventa il test di screening oncologico per la prevenzione del carcinoma del collo dell’utero riservato alle donne  fra i 34 e i 64 anni. L’Azienda USL nord ovest si allinea infatti al programma oncologico regionale che prevede, per ogni Azienda della Regione, l’introduzione di questo nuovo test in grado di fornire una diagnosi precoce e quindi una migliore cura della patologia.

Proprio in questi giorni l’Azienda USL Nord-ovest sta avviando la campagna di prevenzione con l’invito  attraverso lettera a centinaia di donne livornesi, incluse nelle fasce di età maggiormente soggette a questa patologia, a sottoporsi allo screening con il nuovo metodo, completamente gratuito, la cui adesione è spontanea. Non c’è nessun obbligo dunque, ma l’invito a fare prevenzione perché un test ad alta sensibilità come il test HPV può risultare davvero importante per la salute della donna con l’individuazione, anche in assenza di disturbi, di eventuali lesioni pre-tumorali e tumorali del collo dell’utero.

Il nuovo metodo di prevenzione è stato presentato questa mattina a palazzo comunale nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione dell’assessore alla Sanità Ina Dhimgjini, di Carlo Giustarini, direttore Zona Distretto Livornese, di Stefano Masoni, responsabile clinico del secondo livello dello screening del carcinoma cervicale e di Marzia Chellini, coordinatrice ostetriche Ambito Livorno.

L’assessore Ina Dhimgjini nell’aprire la conferenza ha subito sottolineato l’importanza dell’azione di prevenzione messa in campo. “Un’azione che si preannuncia di fondamentale importanza per la salute della donna – ha detto – per quelle 16 mila donne livornesi che sono chiamate a fare screening; il nuovo test consente una  precocità di diagnosi e di conseguenza una tempestività di cure”. Ha quindi colto l’occasione per ricordare come l’Amministrazione in questi ultimi anni ha favorito, in stretta sinergia con l’azienda ospedaliera, una serie di azioni di prevenzione per la salute dei cittadini. Si ricordi le numerose iniziative legate al diabete o alla Banca del Cuore per la prevenzione cardiovascolare.

La forte sinergia ed il lavoro congiunto che Comune e Azienda sanitaria stanno portando avanti in campo di prevenzione sono state sottolineate anche dal direttore Carlo Giustarini. “Con l’introduzione dell’Hpv test - spiega Giustarini – ci allineiamo al programma di screening regionale ovvero ad un ulteriore sviluppo del percorso portato avanti in questi anni grazie allo sforzo di molti professionisti tra i quali l’attuale responsabile Alessandro Cosimi. Questo percorso è stato facilitato grazie anche alla stretta collaborazione e disponibilità sempre garantita dal Comune che ci permette di essere sempre più pro-attivi nella proposta sanitaria rivolta ai cittadini. Tutto questo senza dimenticare la speranza che una copertura vaccinale ottimale per questa infezione potrebbe portare in futuro ad una eradicazione completa della patologia e quindi ad una rivisitazione della nostra proposta”.

La parola è poi passata a Marzia Chiellini, coordinatrice delle ostetriche di ambito livornese che si è soffermata in particolare sul ruolo dei consultori cittadini impegnati nella tutela della salute della donna. “Avvieremo questo nuovo test HPV con entusiasmo – ha detto - e con la disponibilità che è propria dei nostri consultori aperti e flessibili a quelle che sono le esigenze della popolazione. I consultori rappresentano uno snodo fondamentale di questa e di molte altre offerte sanitarie rivolte alle donne. Queste strutture, guidate dalla dottoressa Rosa Maranto, sono divenute negli anni dei veri propri centri di riferimento e di contatto diretto con la popolazione che ha imparato a conoscerli e ad apprezzarli. Tutte le donne, dalle adolescenti a quelle più in avanti con gli anni, sanno di poter trovare nelle ostetriche, ma anche nelle molte altre figure tecniche e sanitarie a disposizione risposte ai loro bisogni di salute”.

Infine Stefano Masoni è intervenuto più specificatamente sul test HPV sottolineandone i benefici in termini di affidabilità. Ha ricordato come ogni anno in Europa 160 mila persone sono colpite da HPV, Human Papilloma Virus, che da infezione può trasformarsi in tumore. “Già il Pap Test – detto- ha cambiato la storia salvando la vita di milioni di donne; l’HPV test sarà ancora più incisivo”.

Pap test e test HPV
Come ormai  è noto da tempo, il carcinoma del collo dell'utero ha origine dall'infezione con ceppi particolari di HPV (Human Papilloma Virus) che in soggetti predisposti causano alterazioni cellulari  talora “ingravescenti” fino a divenire tumore.  La prevenzione primaria di questa patologia è affidata alla vaccinazione verso l'HPV ad alto rischio delle ragazze dai 12 anni in su e con il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-19  anche dei ragazzi.

La prevenzione tramite  screening è stata invece condotta da decenni con l'uso del Pap test, che trae il suo nome da Papanicolaou, medico greco che la mise a punto nel 1943. Con un semplice prelievo tramite una spatola si recupera il secreto cervico-vaginale, che viene strisciato su un vetrino (da qui l'appellativo di “striscio” con cui viene spesso denominato il test), colorato e letto al microscopio per ricercare cellule cervicali anomale. Il Pap test, applicato su larga scala in programmi di screening ha permesso di individuare lesioni cancerose e precancerose, salvando milioni di donne da quella che era la prima causa di morte per tumore nelle donne.

Più recentemente la biologia molecolare ha consentito di costruire sonde che vanno a individuare la presenza di ceppi HPV ad alto rischio nelle cellule prelevate dal collo dell'utero, con  una maggiore sensibilità e riproducibilità rispetto al Pap test.

Sono stati quindi avviati in tutto il mondo programmi di screening che utilizzano l'HPV test ed anche la Regione Toscana, dopo una fase sperimentale nel 2006 a Firenze, ha deciso di condurre lo screening regionale utilizzando sonde dirette verso 13 tipi di HPV ad alto rischio.

Il programma di screening regionale prevede due percorsi differenziati per fasce d’età.

In una prima fascia, che va da 25 a 33 anni, in cui l’incidenza di HPV è alta ma con alta probabilità di regressione spontanea, lo screening verrà condotto ancora mediante Pap test triennale, eseguito però su strato sottile invece che direttamente su vetrino. In pratica il prelievo cervicale viene messo in un liquido e da qui strisciato automaticamente in maniera ottimale sul vetrino, permettendo una lettura più accurata al citologo. Dallo stesso liquido è anche possibile allestire il campione per HPV test, qualora necessario. Il vantaggio in questo caso è quindi quello di una maggiore sensibilità rispetto al Pap test tradizionale e di poter usare l’HPV test come test complementare per risolvere casi di dubbia interpretazione.

La seconda fascia invece comprende le donne da 34 a 64 anni e vede l’applicazione in prima battuta dell’HPV test, lasciando il Pap test come test di triage nei casi che risultano positivi all’HPV test. L’alta sensibilità dell’HPV test consente in caso di negatività di effettuare il controllo successivo dopo 5 anni.

Sia nella prima che nella seconda fascia di donne qualora si ravvedano condizioni di rischio aumentato si ricorre al secondo livello di screening, ovvero a effettuare la colposcopia. Questa è un esame ambulatoriale che consiste nell’osservare il collo dell’utero dopo particolari colorazioni e con ingrandimento per determinare la presenza e l’estensione di aree sospette, su cui è possibile effettuare biopsia mirata per un riscontro istologico. Nel caso in cui l’istologia confermi la presenza di una lesione ad alto rischio questa potrà essere risolta tramite conizzazione con ansa diatermica (in pratica una biopsia escissionale eseguita con il bisturi elettrico) in regime di day-surgery con una semplice anestesia locale. Grazie all'HPV test sarà poi sufficiente effettuare il follow up delle pazienti conizzate a 6 mesi e, persistendo la negatività del test, a 2 e a 4 anni dall'intervento.

Ogni anno nella zona livornese vengono invitate allo screening presso i distretti territoriali circa 16mila donne, di cui però solo poco più della metà si presenta a effettuare lo screening. Il prelievo cervicale, assolutamente indolore e rapidissimo, è praticato dalle ostetriche dei distretti anche su donne in gravidanza senza alcun rischio. Le colposcopie sono invece praticate da personale medico del reparto di ginecologia e ostetricia presso l’ambulatorio di colposcopia all’ottavo padiglione piano terra; quelle relative allo screening sono circa 200 per anno, mentre le conizzazioni eseguite sono circa 50 per anno. Le ostetriche distrettuali sono state istruite da tempo sul nuovo schema di screening e sulle corrette modalità di prelievo, mentre con la Anatomia Patologica sono state definite le modalità con cui catalogare e inviare i campioni ai laboratori di Viareggio (fascia 25-33 anni) e Firenze (fascia 34-64 anni) dove saranno esaminati. Sulle nuove modalità di screening  sono stati informati i medici di base e i ginecologi privati che operano sul territorio.