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Azienda Usl Toscana nord ovest

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Contrasto enterobatteri multiresistenti

Il fenomeno dell’antibiotico resistenza è una problematica globale.

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) stima che nel 2015 nei Paesi dell’Unione Europea si siano verificati oltre 670.000 casi di infezioni antibioticoresistenti.

La Regione Toscana, in questi anni, ha posto particolare attenzione alla prevenzione e al controllo delle infezioni correlate all'assistenza. Dal 2018 in particolare la Regione ha varato un nuovo modello (Delibera Regionale 1439/2018) che affronta la problematica su tre fronti migliorando sia la correttezza prescrittiva degli antibiotici, sia il percorso diagnostico, sia la gestione dei pazienti portatori di batteri o infettati dai batteri.

Grazie alla creazione nel 2014 della Rete di sorveglianza microbiologica e dell’antibioticoresistenza (Rete SMART), il Servizio Sanitario Regionale dispone di un sistema in grado di individuare precocemente le resistenze antibiotiche in tutti gli ospedali pubblici ed in alcune delle più grandi strutture private, permettendo lo scambio di informazioni fra tutti i laboratori di microbiologia della Regione.

A livello regionale nel corso del 2018 si è rilevata una riduzione del 18% dei batteri produttori di carbapenemasi rispetto all’anno precedente (dato migliore della media italiana) ma, a fronte di questo dato favorevole, negli ultimi mesi dell’anno passato e nei primi mesi del 2019 si è rilevato un aumento di positività, oltre l’atteso, di batteri dell’ordine Enterobacterales produttori di metallo-beta lattamasi di tipo New Delhi.

L’Azienda USL Toscana Nord Ovest ha rafforzato tutte le azioni ordinarie per la prevenzione ed il controllo delle infezioni, costituendo un’unità di crisi che coordina e supervisiona gli impegni delle strutture e degli operatori sanitari per il contrasto alla diffusione degli enterobatteri resistenti agli antibiotici. L’unità di crisi aziendale comprende tutte le competenze esperte per affrontare il problema ed è in contatto costante con l’unità di crisi regionale, sia per condividere le azioni di prevenzione e controllo, che per trasmettere i dati relativi all’andamento delle infezioni che vengono pubblicati sul sito dell’Agenzia Regionale di Sanità. Le azioni messe in campo riguardano sia l’assistenza sanitaria ospedaliera che territoriale, sono rivolte alle strutture pubbliche e private accreditate sanitarie e socio-sanitarie.

 

Parliamo di Klebsiella variante New Delhi

Che cos’è la Kebsiella variante New Delhi?

La Klebsiella appartiene alla famiglia degli enterobatteri, un’ampia varietà di microrganismi che vivono nel nostro intestino senza provocare malattia finché le difese immunitarie sono buone.

Anche la Klebsiella si trasmette per via oro-fecale, per cui l’isolamento da applicare è quello per contatto.

Solo una minoranza di ceppi di questa famiglia di batteri produce altri enzimi, tra i quali la carbapenemasi NDM (New Delhi metallo-betalattamasi), così chiamata perché scoperta per la prima volta in un paziente svedese di ritorno da Nuova Delhi

Le infezioni da Klebsiella sono di difficile trattamento perché resistenti alla maggior parte degli antibiotici.

Quali sono i sintomi nei pazienti infetti da klebsiella variante New Dehli?

Le persone colonizzate a livello intestinale non hanno alcun sintomo. Anche i soggetti con colonizzazione delle urine di solito non hanno sintomi. La sintomatologia si manifesta quando i batteri entrano nel sangue provocando febbre che in alcuni casi può regredire (se vi è solo una presenza fugace del germe nel sangue- cosiddetta batteriemia) ma in altri può progredire verso uno  stato settico (se la presenza del germe nel sangue rimane costante), con febbre elevata  accompagnata nei casi più gravi da stato soporoso.

L’esame diagnostico per individuare se un paziente è stato colonizzato è il tampone rettale.

A chi rivolgersi in caso di presenza dei sintomi?

Quando un paziente che sa di (o si conosce)  essere stato colonizzato, presenta febbre, deve rivolgersi (o i familiari dovranno rivolgersi) al più presto al medico curante, che valuterà il quadro clinico e disporrà l’eventuale ricorso al Pronto soccorso o ad una valutazione specialistica tramite contatto con reparto di malattie infettive.

Ci sono terapie da seguire per i pazienti colonizzati ma ancora asintomatici?

I pazienti colonizzati che ancora non presentano febbre non hanno necessità di fare alcuna terapia; la colonizzazione soprattutto se il paziente riprende il suo normale stato di salute, viene persa nell’arco di qualche mese.

E’ assolutamente necessario che il paziente colonizzato a livello rettale e urinario non esegua  terapia antibiotica se non strettamente necessaria per altre motivazioni: la terapia antibiotica favorisce la crescita dei germi multiresistenti, ostacola la perdita della colonizzazione stessa ed aumentando la quantità di batteri multiresistenti ne favorisce il passaggio del germe nel sangue e la comparsa di complicanze.

I pazienti infetti devono essere curati, per la complessità della terapia, in ambito ospedaliero sotto consulenza infettivologica.

Quali sono le persone a maggiore rischio di contrarre l’infezione?

Contraggono più facilmente l’infezione i pazienti ospedalizzati che sono per malattie preesistenti fortemente debilitati e con grave riduzione della funzione immunitaria.

In tutti questi pazienti, la terapia antibiotica (talora inappropriata per tipo di antibiotico scelto e durata, ma spesso necessaria ed inevitabile in caso di complicazioni infettive di tipo batterico in questi pazienti) rappresenta la causa scatenante l’insorgenza dalla colonizzazione e della conseguente possibile infezione da Klebsiella multiresistente.

Quali sono le azioni preventive da adottare per ridurre il rischio di infezioni?

Esistono oggi conoscenze consolidate e comportamenti di provata efficacia che possono ridurre in modo significativo il rischio di contrarre o di diffondere un'infezione.

La prevenzione delle infezioni si può attuare mediante:

  • una tempestiva comunicazione al personale sanitario, sul proprio stato di portatore/colonizzato da un germe resistente agli antibiotici (quando noto)
  • il corretto lavaggio delle mani 
  • il rispetto delle norme di comportamento da adottare in ospedale e che sono indicati dal personale sanitario
  • il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuali (es. guanti, camice monouso ecc)
  • la corretta igiene della persona e della pulizia ambientale
  • il corretto uso degli antibiotici (per la profilassi e la terapia) e dei disinfettanti

La diminuzione delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) sono uno degli obiettivi del Piano nazionale di contrasto all'antibiotico-resistenza pubblicato dal Ministero della Salute nel 2017.

Da qui la necessità di adottare procedure sicure, in grado di prevenire e controllare la trasmissione delle infezioni in tutti gli ambiti assistenziali (ospedali, strutture di lungo degenza, residenze per anziani).

 

Come lavarci le mani e quando farlo?

Il lavaggio delle mani rappresenta il primo è più importante comportamento per la prevenzione della diffusione di germi. Lavare le mani nel modo corretto e nei momenti giusti sono 2 aspetti che è bene conoscere.

Le modalità per eseguire un corretto lavaggio delle mani sono 2:

  1. Con acqua e sapone in presenza di sporco visibile
  2. Con il gel alcolico in assenza di sporco visibile

 

PERCHÈ? Per proteggere te stesso e l'ambiente sanitario nei confronti di germi patogeni.