2 gennaio 2024 - L’ Azienda USL Toscana nord ovest, dopo le precisazioni già fornite sul percorso sanitario della bambina ricoverata al Versilia per bronchiolite il 25 dicembre, torna sul caso e contesta le ulteriori dichiarazioni fatte dalla madre della bambina uscite sulla stampa in data 31 dicembre.
Già era stato precisato che i due accessi all’ospedale Apuane il 22 e il 23 dicembre a controllo confermavano la diagnosi di bronchiolite lieve, sulla base di parametri clinici e saturimetrici di ossigeno e il trattamento con terapia broncodilatante domiciliare con raccomandazione di ricontattare il pediatra di fiducia o la pediatria dell’ospedale Apuane in caso di peggioramento dei sintomi.
L’Asl fa notare come le ultime dichiarazioni della madre mistifichino la realtà dei fatti quando si afferma che “la bambina in questa ed in una precedente vicenda sarebbe stata trattata come Covid positiva quando si trattava di altro”. Sull’attuale vicenda afferma: “la bimba secondo loro era positiva al covid e non potevamo stare lì” e “non erano andate a fondo per capire davvero la situazione, per loro era covid e non c’era altro da fare”. In realtà la positività del tampone naso-faringeo (molecolare) per Covid-2 non ha modificato in alcuna maniera il percorso sanitario della bambina, come si vorrebbe insinuare, in quanto la diagnosi posta correttamente è stata di bronchiolite e allo stesso tampone risultava positività anche per virus parainfluenzale 4 e virus respiratorio sinciziale.
A tali affermazioni la madre ne aggiunge altre ancora più calunniose che si riferiscono ad un precedente ricovero alla Pediatria dell’ospedale Apuane della bambina dove si sostiene che “questa era la seconda volta che succedeva quando ad ottobre successe una cosa simile” e “la bambina trattata come covid positiva, ma era altro”.
Veniamo pertanto ai verbali di Pronto soccorso e alla cartella di ricovero di ottobre all’ospedale di Massa per valutare tale vicenda riguardante la bambina.
Il 18 settembre alle ore 16.53 la bambina accedeva al Pronto soccorso – Fast track (percorso diretto e più rapido) per febbre da tre giorni: era stato eseguito il tampone antigenico rapido per Covid, risultato negativo (non come dichiarato dalla madre “senza eseguire nessun tampone”). Alla visita pediatrica era stata rilevata febbre a 38,1°C e altre problematiche, con somministrazione di farmaci per diagnosi di febbre e rinite. Era stato anche prescritto a domicilio per il giorno seguente la raccolta di urine per esame urine e urinocoltura (era stata quindi fornita impegnativa) ed era stata data indicazione, in caso di persistenza di febbre, di iniziare antibiotico per sette giorni e controllo dal curante.
Il 4 ottobre alle ore 4.54 la bambina era arrivata in Pronto soccorso per febbre da un giorno e un episodio di vomito. Nella visita pediatrica, alle ore 6.01, era stata riferita recente infezione trattata con antibiotico con residua febbricola, dalla sera prima febbre 38° C. Risultava in buone condizioni generali ma erano stati richiesti esami ematici ed era stata tenuta in osservazione. Il tampone antigenico rapido era risultato Covid positivo: come prevede la normativa, era stato chiesto test molecolare di conferma che risultava Covid- 2 negativo. Il rino-enterovirus era invece positivo. Pertanto dopo poche ore dall’ingresso era stato sospeso l’isolamento (non come dichiarato dalla madre “una dottoressa mi dice che si erano sbagliate”). Alle ore 10.32, visti i risultati degli esami, era stata iniziata la terapia antibiotica, con sfebbramento il giorno successivo e monitoraggio clinico, laboratoristico ed ecografico dei giorni seguenti, fino alla dimissione in buone condizioni generali in data 10 ottobre con diagnosi di infezione delle vie urinarie e prosecuzione della terapia antibiotica domiciliare per via orale con programmazione di ulteriori controlli. Non sono quindi veritiere le affermazioni della madre riferite al ricovero “dopo giorni di febbre insolita e senza una cura si viene a scoprire che la bimba ha una infezione delle vie urinarie e che non avendo usato subito una terapia specifica ha camminato al rene”.
Le dichiarazioni della madre a conclusione dell’articolo di stampa, “per ben due volte mia figlia è stata trattata come covid positiva quando aveva tutt’altro e questo per non essere andati subito un po’ più a fondo della cosa” e “spero che questa mia vicenda faccia riflettere sul metodo alle volte superficiale di intervenire su dei bambini che non possono parlare..” - se pure ha rettificato nella stessa occasione la inveritiera rappresentazione iniziale di un trasferimento immediato presso il nostro stesso ospedale della Versilia (avvenuto invece due giorni dopo) - continuano ad essere dunque non veritiere e risuonano come diffamatorie, tanto che l'Azienda le ha rimesse alla valutazione del proprio Ufficio legale a tutela dell'onore dei propri operatori, nello specifico della Pediatria dell’ospedale Apuane, che con professionalità ed umanità svolge il proprio lavoro quotidianamente per la cura dei bambini.
(sdg)