Valli Etrusche, 21 maggio 2024 - In relazione agli articoli apparsi sul Tirreno relativi alla riabilitazione negata ad una giovane utente di Cecina affetta da una malattia rara, intervengono il dottor Federico Posteraro, direttore del dipartimento della riabilitazione e la dottoressa Laura Brizzi, direttrice della zona distretto delle Valli Etrusche.
“Non è corretto utilizzare il termine ‘cronico’ per la disabilità, ma è necessario parlare di disabilità ‘permanenti o progressive’. Afferma il dottor Posteraro. “Infatti, nell’ambito dei tre pilastri del SSN (Diagnosi Cura e Riabilitazione), il concetto di cronicità fa riferimento alla Cura e non alla Riabilitazione”.
“Le prestazioni di Riabilitazione devono essere erogate sulla base di Linee Guida nazionali, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale e quindi legge dello Stato, affiancate da una serie di documenti di indirizzo nazionali e regionali, naturalmente in linea con il livello nazionale”. “Altro punto di riferimento è rappresentato poi da una serie di Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali, dedicati a malattie ad alto impatto alle quali possono essere comunque assimilate altre malattie alcune anche rare”.
“Filo conduttore nell’appropriatezza – continua Posteraro - delle prestazioni di riabilitazione è la redazione di un progetto ed uno o più programmi di riabilitazione individuale che hanno il loro cardine nell’identificare obiettivi specifici. Quando questi vengono raggiunti, il trattamento riabilitativo termina, quando non possono essere identificati, il trattamento riabilitativo non deve essere erogato. Non è quindi previsto che vengano erogate prestazioni di riabilitazione in assenza di obiettivi specifici”. “Questo non vuol dire che la persona affetta da disabilità permanente o progressiva - precisa Posteraro - venga abbandonata dalla riabilitazione ma, come avviene regolarmente, l’utente resta in carico ai servizi di riabilitazione con un’attività di counseling e sorveglianza proprio per identificare quelle problematiche secondarie, obiettivo del progetto riabilitativo, che possono apparire nel decorso di disabilità permanenti e progressive compreso, ove possibile, mettere in atto tutto quanto necessario per garantire il prolungamento dei livelli di autonomia nonostante la progressione della malattia come ad esempio la prescrizione di ausili o di specifici progetti di intervento ove si identifichino obiettivi da raggiungere attraverso un ciclo di riabilitazione”.
“Purtroppo a volte, al momento della diagnosi, vengono date indicazioni generiche relative a prestazioni di riabilitazione mettendo la disciplina di Medicina Fisica e Riabilitazione in enorme difficoltà nel rapporto con l’utenza che ritiene che il tutto sia legato alla carenza di risorse”.
“Le cose non stanno così ma bisogna comunque tenere presente che anche le prestazioni di riabilitazione vengono erogate utilizzando risorse pubbliche e, come tutte le prestazioni sanitarie, non possono essere al di fuori delle regole dettate. Le persone affette da disabilità permanenti o progressive conclude Posteraro devono quindi sapere che il SSR, attraverso la collaborazione tra Dipartimento di Riabilitazione, Zone Distretto e Dipartimento dei Tecnici delle Professioni Sanitarie, mette a disposizione degli utenti un’équipe multiprofessionale e multidisciplinare in grado di rispondere a tutti i loro bisogni”.
“A proposito di malattie rare e di disabilità ‘permanenti e progressive’ – afferma Laura Brizzi - i servizi previsti dai Livelli Essenziale delle Prestazioni definiti nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri DPCM 12 gennaio 2017 prevedono una presa in carico globale della persona che si trovi in situazioni di disabilità con l’articolazione di vari servizi e prestazioni. Per globalità s’intende un progetto di vita (declinato dalla Regione Toscana con molta precisione nel 2017 con la DGRT 1449) elaborato da una equipe multidisciplinare UVMD ( Unità di valutazione Multidisciplinare Disabilità) assieme alla persona che determini le azioni, i servizi e le prestazioni sia di natura sanitaria che sociale. Ecco quindi che ridurre la questione su cicli di riabilitazione, come è apparso sulla stampa in questi giorni, è riduttivo e fuorviante poiché non tiene di conto quanto anche stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sulla Disabilità dove all’art. 26 dove si afferma che gli stati membri devono garantire servizi e programmi che ‘abbiano inizio nelle fasi più precoci possibili e siano basati su una valutazione multidisciplinare dei bisogni e delle abilità di ciascuno’. “La zona distretto/ SDS deve quindi garantire un sistema integrato di servizi e prestazioni affinché alla persona con disabilità sia garantito proprio questo: una valutazione globale un progetto di Vita o un progetto di Vita Indipendente”.
“Sappiamo con chiarezza – continua Laura Brizzi - che è molto difficile ed anche sfidante porre in essere Progetti che riescano a superare la dicotomia Riabilitazione sì e Riabilitazione no ed è per questo che sempre di più i servizi sanitari, socio-sanitari e sociali dei territori devono organizzarsi per far fronte alle lecite richieste dei cittadini di avere una presa in carico globale. Personalmente credo che la riforma della sanità territoriale, dove è prevista la presenza del fisioterapista del territorio, potrà aiutare e sostenere tanti cittadini sia per declinare bene il proprio progetto, ma anche per orientarsi tra attività sanitarie di riabilitazione ed attività di abilitazione mantenimento che anche oggi possono essere erogate attraverso il progetto AFA ( Attività Fisica Adattata)”.
“La nostra zona distretto – chiude Laura Brizzi - e Società della Salute Valli Etrusche è pronta con la Riabilitazione aziendale a porre in essere nuove strategie affinché nessun cittadino si senta abbandonato dai servizi come apparso in questi ultimi tempi e con il dottor Posteraro abbiamo già iniziato un’interlocuzione con le Associazioni e gli stakeholders a questo proposito è stato calendarizzato da circa un mese l’incontro che si terrà con l’Associazione Vita indipendente il 23.5.p.v.”.