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Convivere con malattie legate alla demenza non è facile. Per l’ammalato e per la famiglia, che spesso può sentirsi sola e abbandonata. Il dialogo, la condivisione delle esperienze e il supporto possono fare la differenza, anche nel quotidiano. Si colloca qui il Caffè Alzheimer, un’occasione concreta per affiancare la famiglia di una persona con Alzheimer in un percorso di rottura dell’isolamento sociale. Le famiglie, invitate agli incontri del Caffè assieme al familiare, arrivano in un ambiente accogliente e si rapportano con operatori esperti nella relazione e nell’ascolto dei familiari. L’esperienza è appena arrivata in Lunigiana, grazie all’impegno della Società della Salute.

“Il progetto – ha evidenziato il Direttore della Società della Salute della Lungiana Dott. Marco Formato – è stato finanziato dall’Avviso pubblico Interventi di sostegno alle cure domiciliari nell’ambito del PR FSE+ 2021-2027 presentato alla Regione Toscana. La nostra idea è quella di renderlo strutturato, avendo dei gruppi sul territorio, dando spazio di riflessione e confronto alle famiglie, in un momento difficile della loro vita”.

“Si tratta di un servizio nuovo – afferma l’Assistente Sociale Debora Luccini– svolto in collaborazione con la cooperativa Di Vittorio e con Aima, Associazione Italiana Malattia di Alzheimer e il Centro Disturbi cognitivi e Demenze della Lunigiana coordinato dalla Geriatra Dott.ssa Carolina Mobilia.

 

A chi è rivolto?

Ai familiari e ai loro cari affetti da malattia Alzheimer, a tutti coloro che si prendono cura quotidianamente del malato, a tutti coloro che desiderano conoscere meglio la malattia.

 

Cosa si fa

Ogni incontro prevede un momento di benvenuto e di convivialità e un momento più strutturato con attività quali lettura animata, attività di stimolazione cognitiva, cineforum, terapia delle reminiscenza, attività manuali, musicoterapia.

 

“La funzione della psicologia nell’ambito delle malattie degenerative è molto importante, perché oltre a svolgere un’attività di valutazione neuropsicologica e di diagnosi clinica, offre un contributo alla presa in carico della persona e dei suoi care givers.

Fin dal momento della scoperta a quello della convivenza con la malattia, le dimensioni psicologiche che intervengono sono molte e un’attenzione sia a quelle cognitive che emotive e relazionali, consente di migliorare la qualità del percorso clinico assistenziale. Lo psicologo lavora in modo congiunto con l’equipe socio-sanitaria, in ogni fase della malattia. Facilita la comprensione e l’accettazione della diagnosi, sostiene la persona durante il trattamento, interviene con attività mirate alla stimolazione cognitiva e all’attivazione delle risorse residue.

A seconda dell’età e delle condizioni sociali, si interviene con interventi personalizzati che mettano al centro i bisogni di salute della persona. Il contesto di vita è fondamentale per impostare piani di trattamento dove tutte le figure professionali intervengano con la loro professionalità. Nel Caffè Alzheimer, attraverso la socializzazione delle esperienze, si può intervenire a migliorare lo stato di salute della persona. In Lunigiana è presente una lunga tradizione di valorizzazione della psicologia. In questa occasione offrirà il suo prezioso contributo la psicologa della UF Cure Primarie Chiara Falchetti, specialista della salute psicologica nell’ambito della malattia cronica e degenerativa” afferma Patrizia Fistesmaire, direttrice della UOC Psicologia della continuità ospedale territorio dell’Azienda usl Toscana nord-ovest.