In merito all’articolo “Non deve stare in ospedale” - Muore dopo pochi giorni pubblicato in data 8 gennaio da “Il Tirreno”, l’Azienda USL Toscana nord ovest - effettuate le opportune verifiche nelle strutture sanitarie interessate - precisa quanto segue.
Il primo accesso della donna al Pronto soccorso di Cecina è avvenuto in data 7 dicembre 2024 per febbre. A seguito di vari accertamenti laboratoristici e strumentali, che hanno escluso la presenza di infezioni e problemi cardiologici, la paziente è stata reinviata a domicilio con adeguata terapia antibiotica.
In data 11 dicembre la signora è tornata in Pronto soccorso, su consiglio del medico curante, per un peggioramento delle condizioni cliniche. E’ stata cosi trattenuta in osservazione breve e sottoposta ad ulteriori accertamenti che hanno consigliato il ricovero nel reparto di Medicina, dove la paziente è rimasta fino al 21 dicembre. Qui sono stati eseguiti ulteriori approfondimenti diagnostici che hanno fatto emergere una patologia di base già grave all'atto della diagnosi clinica corredata da una serie di altre problematiche rapidamente evolutive.
Durante la degenza il personale della struttura di Medicina si è preoccupato di effettuare colloqui giornalieri con i familiari per informarli in tempo reale dell’esito di tutti gli esami, delle condizioni cliniche e del percorso diagnostico-terapeutico che la donna avrebbe dovuto portare avanti anche dopo la dimissione, una volta completati tutti gli accertamenti e stabilizzata la situazione clinica.
Proprio per questo, dopo ulteriore confronto con i familiari, rilevata la complessità assistenziale del caso e la difficoltà di un eventuale rientro a casa, è stata fatta la segnalazione alla Centrale operativa territoriale (COT) in maniera da organizzare al meglio una dimissione protetta in un setting assistenziale territoriale. La donna è stata quindi dimessa il 21 dicembre al termine degli accertamenti, in condizioni cliniche stabili, ed è stata trasferita all’Ospedale di Comunità, per proseguire un percorso protetto con assistenza infermieristica sempre garantita, in continuità quindi con quella assicurata in ospedale e in attesa dell'esito di alcuni esami, effettuati durante il ricovero, alla luce dei quali si sarebbero poi valutate le eventuali terapie da attuare.
Nella struttura territoriale la paziente è stata assistita fino al 3 gennaio, quando è stato deciso di effettuare un nuovo accesso in Pronto soccorso a causa di un peggioramento dello stato di salute, compromesso dalla malattia riscontrata, senza possibilità di intraprendere trattamenti aggressivi, non tanto perché non era ancora pervenuto l’esito di alcuni esami specifici quanto proprio per le condizioni cliniche che non lo consentivano.
I medici della Medicina sono intervenuti nuovamente il 4 gennaio quando, chiamati dai colleghi dell’Ospedale di Comunità, hanno ricoverato la paziente in reparto e hanno ribadito alla famiglia la complessità del quadro clinico e l'impossibilità, in ogni caso, di avviare eventuali trattamenti.
La direzione dell’ospedale, dopo le verifiche del caso, e il personale dei reparti interessati comprendono il dolore dei familiari, ai quali vanno le più sentite condoglianze per la grave perdita, ma respingono le accuse rivolte dalla figlia.
La paziente risulta infatti essere stata assistita e curata in maniera adeguata: è stata stabilizzata e costantemente monitorata. L’iter diagnostico si è svolto in maniera tempestiva e accurata. Sono state inoltre garantite le cure necessarie sia durante la degenza che nel post ricovero. È stata inoltre organizzata una dimissione protetta e tutte le decisioni sono state condivise con i familiari, a cui sono state fornite in maniera costante informazioni puntuali e precise.
(sdg)