Laboratorio Ausili
Unità Operativa di Psicologia
Dipartimento di Salute Mentale Via Marina Vecchia 74 - MassaPer prenotare il primo appuntamento tel. 0585 657560dott.ssa Fiore Gallini - segreteria Zona Distretto delle Apuane
Laboratorio Ausili - sezione staccata
Unità Funzionale Salute Mentale Infanzia e Adolescenza (UFSMIA)
Piazza Craxi 22 – Aulla
Per prenotazioni telefonare la mattina, da lunedì a venerdì
tel. 0187.420093 dott.ssa Laura Bertolo
Per informazioni telefonare il mercoledì 13.30-14.30
Laboratorio ausili per l'handicap, i disturbi cognitivi e dell'apprendimento
Il laboratorio ausili, che fa parte dell’unità operativa di psicologia, offre aiuto alle persone con handicap, disturbi cognitivi e dell’apprendimento, in particolare attraverso l’uso delle nuove tecnologie: computer, periferiche adattate (per esempio tastiera espansa e/o colorata, mouse facilitati), programmi informatici, fino a strumenti raffinati come i puntatori oculari per favorire la comunicazione dei pazienti che hanno perso la capacità di comunicare verbalmente.
Le difficoltà di apprendimento, semplificando un po’ le cose, sono sostanzialmente di due tipi.
Il primo tipo è generico: il bambino va male a scuola perché ha trovato una maestra poco stimolante, perché è stato costretto a cambiare insegnante molte volte, perché a casa non c’è nessuno che gli compri un libro e che lo invogli a leggerlo, perché le sue caratteristiche cognitive generali non sono particolarmente adeguate allo studio teorico, perché ha una grande passione per il gioco del calcio al quale dedica, tra allenamenti e partite, decine di ore alla settimana sottratte allo studio e per mille altri motivi.
Il secondo tipo è più specifico e si configura proprio come un disturbo: il bambino ha un’intelligenza adeguata, una famiglia adeguata, una scuola attenta, è normalmente motivato (almeno all’inizio) alle attività scolastiche, ci vede, ci sente eppure …………Quando si verificano dunque delle difficoltà molto focalizzate nei tre grandi ambiti della lettura, della scrittura e del calcolo e queste difficoltà non sembrano dovute a generici fattori sociali psicologici o sensoriali si parla di disturbo specifico dell’apprendimento (o dislessia se il disturbo colpisce la lettura, disgrafia se il disturbo colpisce la scrittura e discalculia se il disturbo colpisce le attività matematiche di base). Si possono avere anche varie combinazioni di disturbi (dislessico e disgrafico). Sono stati descritti anche altri disturbi forse meno diffusi e sicuramente meno studiati, come il disturbo della comprensione del testo e il disturbo della competenza ortografica (o disortografia: il bambino scrive in modo adeguato ma commette molti errori). Come si riconoscono
La diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento è prima di tutto una diagnosi negativa: il bambino è normalmente intelligente? È fisicamente integro? Ha una situazione sociale e scolastica sostanzialmente normale? A tutte queste domande è necessario rispondere di si per poter poi ipotizzare la presenza di un disturbo specifico. Quest’aspetto negativo della diagnosi si chiama anche fattore di esclusione: bisogna escludere e aver chiaro che un bambino dislessico, disgrafico o discalculico NON è stupido, NON è demotivato, NON ha deficit sensoriali, NON è uno scansafatiche e NON è così per chissà quali colpe familiari.
La parte positiva della diagnosi si basa invece, molto semplicemente, sul cosiddetto criterio di discrepanza: la prestazione di questo bambino (in lettura, in scrittura o nel calcolo) è molto diversa da quella di un compagno? Appare significativamente deficitaria quando viene attentamente misurata con test specifici? Se si, allora l’ipotesi del disturbo dell’apprendimento comincia a diventare consistente. E’ importante sottolineare le parole “attentamente misurata con test specifici”: non si può dire che un bambino è dislessico perché sembra che legga un po’ peggio dei suoi compagni.
Per questo motivo la diagnosi, pur non essendo difficile, è piuttosto lunga: il clinico deve entrare in una relazione significativa con il piccolo paziente e solo dopo che questa relazione si è consolidata deve somministrare prove piuttosto lunghe e piuttosto faticose per il bambino, che non dovranno essere svolte in modo frettoloso ma in più sedute successive. Deve infine confrontare i risultati ottenuti di certo non con quelli del fratello maggiore o dei compagni di classe o di una sua astratta idea di come dovrebbe leggere un bambino di dieci anni, ma con dati statistici a livello nazionale.
La diagnosi completa non può essere fatta prima dell’inizio della terza della scuola primaria di primo grado, ma è possibile riconoscere molti segnali di rischio di sviluppo di un disturbo futuro fin dalla scuola per l’infanzia. Cosa si può fare per …. Una volta individuato un bambino con difficoltà di apprendimento le cose più importanti da fare sono abilitare le funzioni che risultano deficitarie ma anche acquisire la consapevolezza della situazione e delle prospettive future, per poter fare scelte adeguate. Se abilitare le funzioni deficitarie pare scontato è altrettanto importante sapere quali possono essere le difficoltà che il bambino potrà incontrare nel suo percorso di studi e quali sono i metodi e gli strumenti per superarle, mezzi che la tecnologia ha consentito di perfezionare sempre di più.
Anche un bambino con difficoltà di apprendimento, se seguito adeguatamente, può proseguire gli studi come tutti gli altri, pur partendo svantaggiato.
Per quanto riguarda l’abilitazione delle funzioni che risultano deficitarie si può fare un semplice esempio, che è anche il più frequente, riguardante l’automatizzazione del processo di lettura. Di solito, intorno agli otto anni e per tutto il resto della vita, le persone non leggono riconoscendo le lettere, associando ogni lettera a un suono, mettendo insieme i suoni per formare sillabe, mettendo insieme le sillabe per formare parole…….leggono e basta. Leggono in modo automatico, leggono nello stesso modo con cui un autista esperto guida l’automobile, cioè senza neanche sapere come, e con poca fatica arrivano in fondo a un brano, come un autista arriva a casa. Spesso questo processo non si è sviluppato adeguatamente nel bambino dislessico e quindi va abilitato, cioè in qualche modo costruito artificialmente attraverso materiale cartaceo, ma più spesso informatico, con molta pazienza, molta sistematicità, molta attenzione alla relazione con il bambino, alla sua motivazione, alla sottolineatura dei progressi, per quanto piccoli. Si possono abilitare le funzioni di automatizzazione, la correttezza, la comprensione del testo, la scorrevolezza dello scrivere, ecc.
Per quanto riguarda le prospettive future occorre dire che in molti casi (ovviamente nei più gravi), quando il bambino cresce, anche se è molto migliorato, probabilmente conserverà delle difficoltà residue nonostante tutta l’abilitazione fatta.
Avrà quindi per esempio quindici anni (ma adesso con il prolungarsi indefinito dei tempi di formazione potrà averne anche venti o trenta), sarà ancora dislessico o disgrafico, ma essendo per definizione intelligente avrà tutte le carte in regola per continuare gli studi. Tutte fuorché la velocità di lettura o la leggibilità della sua produzione grafica. Avrà quindi a questo punto bisogno di protesi che lo sostengano lungo il suo percorso. Deve prepararsi per un’interrogazione di storia? Ha tutte le capacità e tutta la motivazione necessaria per fare una buona figura, ma non può leggere in dieci giorni un capitolo di quaranta pagine, che gli costerebbe un tempo e una fatica per lui eccessive. Ecco allora la “stampella”: il capitolo di storia viene inserito in un computer, con un apposito programma, e il ragazzo lo studia esattamente come farebbe un compagno, con la sola differenza che non sarà lui a leggerlo ma la sintesi vocale.
La consapevolezza della situazione e la conoscenza dei metodi e degli strumenti (protesi) che possono aiutare il bambino a superare le sue difficoltà sono la premessa per fare le scelte giuste. La psicologia e la tecnologia offrono percorsi che consentono di dare al bambino dislessico le stesse possibilità degli altri bambini.
Attività di consulenza
Oltre alla possibilità di imparare ad usare strumenti tecnologici di aiuto, il laboratorio offre anche consulenza sugli aspetti relazionali, emotivi e sui problemi comportamentali connessi, grazie alla presenza degli psicologi nel gruppo di lavoro. Presso il laboratorio ausili lavorano infatti tre psicologi, oltre a una terapista della riabilitazione, affiancati a seconda del momento da borsisti, tirocinanti, specializzandi e volontari. Il Laboratorio fornisce consulenza anche a proposito degli hardware e dei software utilizzabili nelle varie situazioni e in riferimento alle strategie da mettere in atto per aiutare il figlio o l’alunno. Gli hardware e i software scelti possono essere provati nelle sedi del laboratorio e presi in prestito con forme di comodato d’uso. Non ci sono limiti di età per l’accesso ai servizi offerti dal Laboratorio ausili.